Sasuke Sarutobi è un personaggio ricorrente della cultura popolare giapponese fin dal XVII secolo, dove è raffigurato come uno dei Dieci impavidi di Sanada, un’altrettanto leggendaria squadra di guerrieri ninja al servizio di Yukimura Sanada (1567-1615), lo storico generale distintosi nella difesa di Osaka durante l’Assedio d’Inverno (1614-1615), che mise fine alla lunga era degli Stati belligeranti. Le leggende di Sasuke e dei Dieci, prima diffuse nella tradizione orale, poi in alcuni romanzi dell’era Edo e nella letteratura per ragazzi dei primi anni del Novecento, dilagano nel cinema giapponese fin dai primordi (il primo di lunga serie di film a lui intitolati è del 1918), ma è nell’universo manga che Sasuke diviene una stella di prima grandezza, pressoché onnipresente nell’ondata di ninja-mania che investe la scena nipponica già dagli anni Cinquanta: a partire da un primo lungometraggio animato del 1959, realizzato da Taiji Yabushita e Akira Daikubara, le diverse case di produzione editoriale, cinematografica e di videogiochi si contendono, ancora ai nostri giorni, il Magic Boy (come venne ribattezzato per il pubblico di lingua inglese e in Occidente) Sasuke, ninja di scuola Koga, celebrandone le capacità mimetiche e la straordinaria agilità (Sarutobi letteralmente significa “scimmia che salta”). Nel 1960, quando Osamu Tezuka realizza Io sono Sasuke Sarutobi!, non è per seguire la scia di un successo garantito: la sua è una rappresentazione irrispettosa e caustica dell’epos nazionale, dello spirito patriottico e delle loro trasposizioni nel cinema e nel manga. Il “suo” Sasuke, pecora nera della scuola Koge, è un ragazzino di origini contadine i cui rari successi sono dovuti perlopiù all’amorevole aiuto della zelante compagna di scuola O-sai, che lo toglie dai pasticci nei momenti difficili; mosso dall’odio ereditato dal suo ambiente di nascita nei confronti della guerra, dei suoi signori e dei samurai (i quali, quando non seminano morte e miseria nelle campagne, imperversano per bande dedite al saccheggio e al sopruso) è un ostinato antieroe che, dopo aver preso parte alla guerra tra gli Stati belligeranti , solo a fatica e non senza ripensamenti comprende che i suoi propositi di vendetta sono sproporzionati ai suoi mezzi, e si rassegna a tornare alla terra e a mantenere la promessa fatta di utilizzare l’arte ninja solo in favore della giustizia. (immagine)
Di Osamu Tezuka.
Bianco e nero. Brossurato. 336 pagine.
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La giovane, ormai ex contadina, Sanniang e Wang, fortunosamente fuggiti via mare dalla Cina dopo la “Rivolta dei Boxer”, si ritrovano, per un gioco di identità fasulle, profughi fittizi e poi clandestini nel Giappone del primo Novecento, dove le correnti modernizzatrici e militariste armeggiano in affari e matrimoni con i grandi cartelli industriali e finanziari, tra belle maniere patriottiche e sommaria brutalità scommettendo su venti di guerra di estensione continentale. L’antimilitarismo di Tezuka, mai sottile nei toni, trova occasione non solo per un affondo storico quanto mai sferzante e irridente nell’epoca, nelle idee e nel bestiario del suprematismo nipponico e delle sue parodie panasiatiche, ma anche per una viva descrizione dell’ambiente con cui i due giovani transfughi vengono a contatto, quello delle società segrete nazionaliste che stringono sodalizi instabili ed equivoci con i rivoluzionari esuli da tutti i Paesi asiatici che si aggirano per Tokio, e in particolare per un suo sobbogo, Hongo, allora densamente abitato da studenti universitari e giovani immigrati. Solo qui poteva aver luogo l’altrimenti improbabile incontro di Sanniang con Terujiro Kita, burbero e appartato giovane intellettuale, tormentato dalla campagna di repressione poliziesca contro l’opposizione antimilitarista interna, impegnato nella stesura di un’opera teorica sul “vero socialismo” e, per di più, ossessionato dal perduto amore per una ragazza che è la sosia di Sanniang! Sul filo del tenero e burrascoso rapporto che ne nasce, sono i rapporti tra i sessi in “tempi di guerra” a emergere con forza come tema segreto nella trama di Ikki mandala. (immagine)
Di Osamu Tezuka.
Bianco e nero. Brossurato. 288 pagine.
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Kirihito Osanai è un eroico dottore deciso a scoprire la verità sul morbo misterioso che ha colpito un paesino del Giappone. Quando all’ospedale iniziano ad arrivare pazienti trasformati in esseri dalle fattezze canine, Kirihito decide di indagare sulla possibile causa della malattia, ostacolato dalle autorità. Quale sarà la causa delle mutazioni? Contagiato lui stesso, Kirihito continuerà a cercare una spiegazione! (immagine)
Bianco e nero. Brossurato.
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